Rivivere e fermare in tempo con Santo Valenti. Di Saverio Vasta

vastafoto don santo valenti con una sua scultura

Santo Valenti con una sua scultura

Bisogna osservarlo lavorare nella sua bottega o semplicemente stare ad ascoltarlo mentre narra di sé e della sua storia di vita. Che poi è quella che solo i nostri vecchi custodiscono ancora, nutrendola quotidianamente di ricordi, con devozione, orgoglio e tenerezza. Ha 85 anni, Santo Valenti, un artigiano e un uomo d’altri tempi, che del suo mestiere di scultore e intagliatore, ormai quasi scomparso, ha fatto un’arte e un motivo di vita. Un patrimonio vivo, il suo, fatto di esperienze personali e insieme storiche: la guerra, la lotta per la sopravvivenza, le passioni sacrificate ma mai del tutto represse. E poi un repertorio popolare brillantemente sciorinato con una spontaneità tutt’altro che ingenua. Con gli anni non ha perso l’indole tenace e volitiva né l’entusiasmo, Santo Valenti. Che si racconta in occasione dell’inaugurazione della mostra organizzata dalla Pro Loco “Manganaro” e dall’associazione “Genius Loci” nei locali dell’Oasi di San Sebastiano. «Iniziai a disegnare a sei anni – dice – e a 12 realizzai la prima scultura, intagliando su legno un albero di fico. Poi venne la guerra. Avevo 19 anni. Dovetti interrompere gli studi magistrali e per quattro anni fui lontano da casa. Quando rientrai a Barcellona era il ’46. Volevo riprendere a scolpire, ma la necessità mi costrinse ad affiancare i miei due fratelli, che facevano gli ebanisti. Erano tempi duri e la scultura non pagava. Ma io ho sempre continuato a scolpire perché è questa la mia passione». Ma don Santo è anche un ottimo cuoco e un musicista per diletto. Appassionato di fisarmonica ricorda «i tempi delle serenate suonate sotto le finestre delle fidanzate» e i momenti di aggregazione con gli amici. Custode della “vara dei falegnami”, ogni anno si occupa dello schizzo per l’assemblaggio dei pezzi: «Dopo la processione, dobbiamo smontare la vara per farla entrare nel magazzino dov’è custodita. L’anno successivo deve quindi essere ricomposta, e nel ridisegnarla mi invento sempre qualche novità». E tutti, quando passa “Il crocefisso”,  riconoscono “la vara di don Santo”. Che ha realizzato anche le vare per le statue dei Santi patroni portati in processione a Malfa, Bafia, Protonotaro e Calderà. Oltre a sculture, intarsi e intagli, don Santo realizza anche mobili, in particolare portoni, consolle, tolette, comodini e sedie. Un saggio della sua arte si è apprezzato all’Oasi. Ma conoscerlo è un’esperienza indimenticabile.

~ di xenos977 su Novembre 8, 2009.

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