Ricordo di Cattafi nel segno della “nuova” poesia

Gino Trapani e a destra Andrea Italiano e Saverio Vasta
Ieri sera ho partecipato a un incontro dedicato a Cattafi, nel trentesimo anniversario della morte. L’iniziativa rientrava nelle attività dell’Ute, l’università della terza età, e in particolare nel corso di lezioni sulla poesia italiana tenuto quest’anno dal prof. Gino Trapani. Per l’occasione, Trapani ha pensato di ricordare Bartolo Cattafi non con una tradizionale “lezione”, ma coinvolgendo nel ricordo di Cattafi alcuni emergenti poeti barcellonesi, chiamati a testimoniare il proprio rapporto con la poesia dell’autore de “L’osso, l’anima”. Con me erano presenti Isidoro Aiello, Andrea Italiano e Domenico Mostaccio. Sono stati inoltre esposti testi, foto, articoli di giornale e altri documenti relativi all’esperienza poetica di Cattafi. Particolarmente toccante è stata la visione di un filmato degli anni Sessanta contenente un’intervista realizzata da Melo Freni per la Rai. Compaiono Cattafi, nella villetta di Mollerino, Raboni, nella circostanza ospite di Cattafi, e Michele Stilo. L’incontro è stato seguito con partecipazione da un folto pubblico. Ho voluto ricordare Cattafi ma anche proporre alcune mie poesie tratte da “Lo spergiuro del gallo”. Ho invitato a riflettere sul fatto che un poeta come Cattafi, eccentrico, sfuggente, imprevedibile, si può amare ma non imitare. Ogni poeta disegna le proprie traiettorie di stile e di poetica e invita il lettore e il critico a confrontarsi principalmente con il suo universo poetico. Certamente si tratta di un’operazione complessa, ma forse più stimolante e produttiva, che consentirebbe di fare un passo avanti, scoprendo ciò che distingue tra di loro le esperienze poetiche piuttosto che ciò che le accomuna, per non restare ancorati a modelli interpretativi giocati in chiave autoreferenziale e retrospettiva.

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