La recensione di Tomasello su “Lo spergiuro del gallo”

 

Dalla Gazzetta del Sud del 2 ottobre 2008 (pagina 20 Cultura)

Liriche di Vasta

Lo “Spergiuro del gallo” e l’incenerirsi dei sogni di un poeta 

 

Dario Tomasello

 

È una poesia sulla resa questa di Saverio Vasta. Non intesa semplicemente come attestazione passiva d’intenti o come sconfitta. Al contrario, come accettazione del proprio destino. Un’accettazione che passa dalla scrittura, inequivocabilmente. Senz’altro inganno se non quello della scrittura stessa: il più onesto, e rischioso, tra tutti gli inganni possibili («Il poeta non dice il vero / fraintende», “Quadratura”). La grandezza del diventare ciò che si è, del diventare adulti sta nel meraviglioso adulterio della letteratura che costringe i più avvertiti, i più scaltri, (in una parola i migliori), all’intelligente promiscuità con una genealogia in cui sapersi riconoscere e ritrovarsi. Eliot diceva, a tal proposito, che un grande poeta sarà sempre un ladro e mai un plagiario.

Saverio Vasta, con lo “Spergiuro del gallo”, (L’autore Libri, Firenze, 2008, euro 8,60) si consegna al suo esordio con una mirabile prova in cui non c’è alcun tradimento, o spergiuro, da espiare se non quello del debito nei confronti dei propri numi tutelari (peraltro tutti correttamente riconoscibili e riconosciuti da Pavese e, soprattutto, da Cattafi in poi, con una pertinenza territoriale straordinariamente generosa).

La lirica di Vasta si attesta su una concezione del mondo, osservato senza disperazione ma con asciutta consapevolezza, dal quale arrivano segnali distruttivi e la possibile alternativa di una salvezza appena intravista. Sempre ridotto, nel ruolo visibile e attivo di personaggio, è il campo del poeta, trattenuto al di qua dello scoppio di ogni macroscopica comparsa, ma partecipe dei riflessi e degli oscuri agonismi, della processione di tante forme stupefatte, di angoli fiabeschi nei quali affiorano le seduzioni della geografia simbolica di una Sicilia antica e magica, specchiata dal paesaggio solare e, insieme, funereamente corroso, traboccato nel delirio o levigato in sigillate pagine di libri. La resa si esplicita in inopinati rovesciamenti di prospettiva dove più ambigua appare l’esibizione di sé: «a piedi sconnessi e fiato sordo / macino corde in vista del salto /. Ho occhi più grandi / al riparo dell’ombra. / La gravità è un inganno / per finire la corsa / senza recriminazioni» (“Alibi”).

L’uso insistito della “s” privativa, solo apparentemente trascurabile, è da ascrivere altresì alla presenza, neanche troppo sotterranea, della poesia insaniana? Crediamo di sì, confortati in questo dal cattafiano Leotta che nell’introduzione al volume certifica numerose le occorrenze di questo espediente. L’egida di una messinesità eccellente, poi, è ben distante da logiche facilmente auto celebrative. L’autore si muove, con una maturità sorprendente, lungo una tradizione di magnifici, e disincantati, affabulatori di questo luogo di frontiera, di questo luogo mentale per eccellenza (e quindi poetico) che è lo stretto. Fortunatamente non c’è traccia di lirismo né di moralistica ispirazione nei versi di Vasta. Il mestiere, già dotato di affilati strumenti, del poeta domina la materia del canto con padronanza e geometrica disinvoltura.

La scrittura di Vasta si orienta a cogliere l’incenerirsi dei sogni, la caduta dei miti e mantiene inalterato il compito di illusiva dizione del passato, alimenta la tenuta di un equilibrio interno alla compagine dei temi e dello stile, atteso da un finale deluso e che, tuttavia, mai delude.

~ di xenos977 su Ottobre 2, 2008.

2 Risposte to “La recensione di Tomasello su “Lo spergiuro del gallo””

  1. Ehi ragazzo complimenti..e poi neanche un cenno a chi ti ha scoperto…cioè io!!! Come minimo devi scrivere una poesia dal titolo Nunzio mio vate o simili..
    Scherzi a parte dove trovo il tuo libro???

  2. Ciao Nunzio! Hai ragione… Ti inviterò per un caffè alla prima occasione. Ok? Il libro puoi trovarlo in libreria anche a Milazzo (Puck o Filoramo). Un abbraccio.
    Grazie per la visita…
    A presto
    Saverio

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